Ultima comunicazione di un Presidente

Cari soci, amici e membri del consiglio direttivo di AIDAMA
La crisi che attanaglia il nostro mondo mi è di ispirazione e le categorie mediterranee del tragicomico irrompono sulla scena della nostra vita di tutti i giorni. Frutto della geniale conoscenza dell’animo umano sviluppatasi nella cultura greca, furono un po’ dimenticate successivamente come ci ha meravigliosamente raccontato Umberto Eco nel libro fondamentale, In nome della rosa.

Oggi però abbiamo la fortuna, o la disgrazia, di esserci ripiombati in mezzo, di esserne avvolti e perfino influenzati, come se il nostro microcosmo quotidiano fosse lo specchio dell’Universo.
E’ per questo e forse per il grande amore germanico per la cultura classica e in virtù della mia ammirazione per la determinazione tedesca e infine per questa sorta di trance mediatica che ci coglie talvolta, che mi sento di annunciarvi di volermi chiamare da ora Presidente Emerito.
Rassegno le mie dimissioni dalla carica di Presidente della Associazione perché il mio carattere instabile e la mia senescenza non mi permettono di affrontare con la dovuta pazienza i passi del rinnovamento che mi è stato chiesto. E’ una responsabilità mia e sento di doverla assumere completamente.
Inoltre credo sia giusto che io dia le dimissioni anche dal Consiglio Direttivo, affinchè i prossimi mesi, che ci separano probabilmente da una nuova assemblea elettiva, siano mesi di preparazione e di riflessione che portino a trovare lo scopo comune che dovrà essere il vero legante della vita associativa.
Grazie a chi mi ha aiutato sia a riflettere che a decidere e in particolare a Francesco Lopergolo.

L’iniziativa Aidama Import va avanti, gestita dai Visionari, anche se con entusiasmo ridotto, per rispetto ai relatori e ai sedici iscritti che mi hanno dato la soddisfazione di credere in quello che stavo facendo.
Ma dobbiamo arrivare a venticinque, ne mancano nove, e tra questi, molti dei nomi ai quali chiederei di dare un segnale forte sulle volontà future.
Vi prego di prendere atto del mio carattere fragile, mosso da facili entusiasmi e minato da grandi stanchezze, certamente non adatto a presiedere alcunché; potremmo chiamarla in qualche modo, questa sindrome, ma preferisco essere riverente.
Mi sento con sollievo socio fra i soci e per questo a Voi direttamente mi rivolgo.
Vs. carlo conti

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